Tradizioni del territorio

La città di Sarno si sviluppa alle falde del monte Saro. In tutta la fascia pedemontana si trovano numerose sorgenti, che danno origine ad altrettanti corsi d'acqua: il rio Foce, il rio Palazzo e il rio Santa Marina, i quali, confluendo formano il fiume Sarno, che ha dato il nome alla città. Per la sua fertilità quest'ultima fu il cuore della Campania Felix degli antichi poeti latini. "Real Valle" la chiamarono poi gli Angioini.

Tracce di frequentazione preistorica, all'alba della civiltà, si hanno per i siti sarnesi di Foce e San Giovanni, adiacenti a sorgenti del fiume e distanti tra loro appena 2 Km. La comparsa dell'uomo preistorico a Foce si fa risalire ad un momento avanzato del neolitico medio, cioè seconda metà del IV millennio (3500 a.C.). La sua presenza perdura nel posto per circa 1700 anni, fino alla prima età del bronzo (1800 a.C.). a quest'ultima epoca viene datato l'abbandono del villaggio preistorico, che nel frattempo era sorto a Foce. Verso l'inizio del I millennio a.C. comincia ad acquistare importanza commerciale e strategica il vecchio tratturo preistorico, divenuto vera e propria strada pedemontana (la futura Popilia, poi Tabellara), che, costeggiando i monti sarnesi, dal territorio nocerino porta a quello nolano. Sono gli Etruschi a coniare il nome Sarno, che etimologicamente significherebbe "il fiume dalle molti sorgenti". Il fiume e il popolo dei Sarrhastes, che abita lungo le sue rive, sono citati frequentemente da molti autori antichi. Tra i maggiori ricordiamo: Conone, Strabone, Virgilio, Silio Italico, Lucano, Stazio e Servio. Una stipe votiva, scoperta in località Foce e risalente al IV sec. a.C. testimonia il culto delle "sacre sorgenti". Questo culto delle acque si coagula nella divinizzazione del Sarno quale benefica deità fluviale. Numerose rappresentazioni pittoriche parietali, rinvenute durante gli scavi a Pompei, raffigurano il dio sempre con l'attributo della verde canna sacra. Sempre in località Foce si sono rinvenuti i resti di un teatro ellenistico-romano. L'impianto originario si fa datare alla seconda metà del II sec. a.C., ciò indurrebbe ad ipotizzare, nelle vicinanze, la presenza di un vicus, da identificarsi con il toponimo "ad Teglanum" riportato dalla Tabula Peutingeriana.

Tra i monumenti d'epoca romana più significativi, che insistono sul territorio sarnese, sono da annoverare i resti dell’acquedotto di età giulio-claudia, che, con un tracciato di oltre 100 Km, portava l'acqua dalle sorgenti del Serino a Miseno, sede della flotta imperiale romana. Imponenti avanzi di questo acquedotto si osservano nella località denominata appunto Mura d'Arce. Il fiume per tutto l’Alto Medioevo è chiamato dallo storico Procopio di Cesarea con il nuovo nome di Draconteo. Intanto, sull'asse viario, ricalcante in parte l'antica via Popilia, si insediano i primi nuclei di stirpe longobarda. E' il longobardo principe di Benevento, Arechi II, nel quadro del rafforzamento per la valle delle difese militari contro le frequenti incursioni bizantine del Ducato di Napoli, a procedere intorno agli anni 758-786 d.C. alla costruzione del castello di Sarno sulla cima del Saro, detto "parvulum castrum" nelle carte del tempo. Nella zona sottostante, detta poi di Terravecchia, sorge il primo nucleo abitativo della Sarno attuale. Sempre al tempo Longobardo risale la diffusione del culto di San Michele Arcangelo, che diviene il patrono celeste della città e a cui successivamente sarà dedicata la cattedrale sorta in Episcopio. Nell'anno 970 Gisulfo I, principe di Salerno, eleva il gastaldato di Sarno al rango di contea e la dona a Indulfo di sangue reale longobardo, che diventa così il primo dei 43 feudatari, che avranno la signoria sulla città per oltre novecento anni. Illustri membri di famiglie reali, quali la casa d'Angiò, nonchè di famose e potenti famiglie nobili italiane, quali i d'Aquino, gli Orsini, i Sanseverino, i Colonna, i Barberini, si fregeranno, nel corso dei secoli, del titolo di conte e signore di Sarno. Con l'avvento degli ultimi feudatari, i Medici (1690-1806), la contea sarà elevata a ducato. Con bolla datata l'anno del Signore 1066, l'arcivescovo di Salerno, Alfano I, istituisce la diocesi di Sarno e ne delimita i confini. Primo vescovo viene nominato Riso. Intorno alla cattedrale comincia ad enuclearsi nel frattempo la frazione di Episcopio, che deriva il nome appunto dalla sede vescovile. Con il ricchissimo conte di origine amalfitana nonché Grande Ammiraglio del regno, Francesco Coppola (1485-1487), il castello di Sarno rivive i fasti della grande Sarno del tempo longobardo. Ma è il canto del cigno. Il Coppola, promotore di una congiura contro il proprio re, passata alla storia come congiura dei Baroni, viene arrestato e poi decapitato.

Il castello di Sarno saccheggiato e dirottato. Nuova sede comitale diviene d'ora in avanti il maestoso Palazzo Baronale, detto anche Domus Imperialis (ora Palazzo Napoli), sito a Mercato (piazza Garibaldi). Mariano Abignente, (1471-1521) appartenente al Sedile dei Nobili, è uno dei tredici campioni italiani, che nel 1503, alla famosa Disfida di Barletta, si battono cavallerescamente, riportando l'onore delle armi, contro altrettanti cavalieri francesi. Verso la fine del cinquecento il conte Maurizio Tuttavilla costruisce un canale idrico dalle sorgenti di Foce al mare, detto "Fosso del Conte", per alimentare i mulini di sua proprietà nel casale di Torre (Annunziata).

L'età contemporanea vede Sarno, per la ricchezza d'acqua, divenire un'importante polo industriale canapiero. In quest'epoca di feconda operosità, la città riceve l'appellativo di Manchester del sud. Tessitori specializzati arrivano da tutta Europa, stabilendosi poi definitivamente con le loro famiglie. Sono l'inglese Turner, l'irlandese Strangman, lo svizzero Buchy, il francese Franchomme. La fiorente industria riceve un nuovo impulso quando, nel 1856, giunge la ferrovia a Sarno. Sempre intorno al 1850, a sud-est verso i confini nocerini, si ha la nascita del grosso insediamento agricolo di Lavorate, contrazione del toponimo Terre Lavorate. E' l'ultima frazione cittadina a nascere. Nel 1904, infine viene inaugurata la nuova ferrovia Circumvesuviana, che collega direttamente Sarno con Napoli e con i comuni Vesuviani. Nell'ultimo dopoguerra, dopo la grave crisi dei canapifici, sorgono numerose le industrie conserviere, che esaltano la vocazione agricola del territorio sarnese.

 

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