CHI SIAMO

La Famiglia Ruggiero dal 1910

Dal 1910 la famiglia Ruggiero di Sarno (SA) sono coltivatori diretti del Pomodoro San Marzano DOP, pomodoro famoso in tutto il mondo.

Chi siamo

Dani Coop, Società Cooperativa Agricola, nasce a Sarno, in provincia di Salerno, grazie alla volontà alla tenacia di agricoltori che avvertono l’esigenza di unire le proprie conoscenze e la capacità di coltivare il “Pomodoro San Marzano” seguendo le esperienze tramandate da ben quattro generazioni. Dani Coop, Cooperativa Agricola composta da oltre 70 soci,iscritta all’Albo delle Fattorie Didattiche della Regione Campania, ed, alla Coldiretti di Salerno, annovera tre le sue principali attività la commercializzazione del Pomodoro San Marzano DOP. Ruggiero Angelo Edoardo è l’attuale Presidente della Cooperativa. Dani Coop segue tutto il processo produttivo del “San Marzano” partendo dai semi, dalla fornitura delle piantine ai soci produttori ed assicurando agli stessi l’assistenza tecnica agronomica durante la fase di crescita fino alla raccolta. Il consumatore, pertanto, deve sapere che dietro ogni barattolo di pomodoro San Marzano vi è una organizzazione complessa, fatta da contadini, tecnici e controlli sulla materia prima, che consentono una tracciabilità completa di tutta la filiera, certificata anche da Agroqualità riconosciuta dal MIPAF (Ministero Agricoltura).

Vi racconto… Una mattina di dicembre 2009, appena svegliato, aprii gli occhi e subito cercai di dare forma e significato al mio sogno. Ripensai ad alcuni particolari momenti della mia vita, alla mia infanzia nel cortile della nonna in una calda notte di agosto, mentre tutti intorno ad un grande tavolo preparavano “e buttiglie” per la conserva del San Marzano, e, tra una “canzone” ed una “chiacchiera” “se faceva juorne”. L’odore inconfondibile del pomodoro fresco, quell’aria di festa, quell’atmosfera di festa, familiare, felice, non potevano essere dimenticati e cancellati, in quanto erano, e, sono ancora, parte integrante e sostanziale di me stesso. Il nonno era addetto alla cottura, alle prime luci dell’alba, delle bottiglie di pomodoro “San Marzano a pacchetelle”. Le adagiava con delicatezza sul fondo di enormi bidoni e le lasciava cuocere per ore, a fuoco lento, fino a quando non era pronta la patata! Il segreto era tutto in quel tubero, che quando “si spaccava” indicava, inequivocabilmente, che le conserve erano pronte, per cui il fuoco veniva spento. Aprendo gli occhi completamente mi sono chiesto e domandato quali erano stati i motivi per cui erano state abbandonate queste belle vecchie tradizioni che tenevano unite le famiglie, rinsaldavano i rapporti di amicizia e buon vicinato, ma sopratutto valorizzavano il lavoro che bisognava profondere da parte dei nostri contadini, sin dalla semina, alla raccolta del “San Marzano”. Allora ho deciso di recuperarle e conservarle per le nuove generazioni, affinché, anche i più giovani potessero gustare i sapori di una volta. Sarno, terra che amo, è sempre stato un territorio ricco ed invidiato per la capacità dei suoi contadini di valorizzare al massimo le risorse del suo territorio ove acqua e terreno vulcanico lo rendono unico. Capii che dovevo fare qualcosa, era giunto il momento di rivalutare l’agricoltura nella Valle del Sarno. Così nasce il marchio “Gustarosso”, con l’obiettivo di raggiungere, attraverso campagne informative e pubblicitarie, e grazie al sostegno di amici che e maestri pizzaioli che hanno condiviso l’amore per la nostra terra ed i nostri prodotti, quali Enzo Coccia, Gino Sorbillo, Franco Pepe, Ciro Salvo, etc etc, e dell’amico fotografo Roberto Robustelli, la valorizzazione e l’assunzione di una dimensione internazionale del nostro pomodoro San Marzano. Nasce così il marchio Gustarosso.

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Tradizioni del territorio

La città di Sarno si sviluppa alle falde del monte Saro. In tutta la fascia pedemontana si trovano numerose sorgenti, che danno origine ad altrettanti corsi d'acqua: il rio Foce, il rio Palazzo e il rio Santa Marina, i quali, confluendo formano il fiume Sarno, che ha dato il nome alla città. Per la sua fertilità quest'ultima fu il cuore della Campania Felix degli antichi poeti latini. "Real Valle" la chiamarono poi gli Angioini.

Tracce di frequentazione preistorica, all'alba della civiltà, si hanno per i siti sarnesi di Foce e San Giovanni, adiacenti a sorgenti del fiume e distanti tra loro appena 2 Km. La comparsa dell'uomo preistorico a Foce si fa risalire ad un momento avanzato del neolitico medio, cioè seconda metà del IV millennio (3500 a.C.). La sua presenza perdura nel posto per circa 1700 anni, fino alla prima età del bronzo (1800 a.C.). a quest'ultima epoca viene datato l'abbandono del villaggio preistorico, che nel frattempo era sorto a Foce. Verso l'inizio del I millennio a.C. comincia ad acquistare importanza commerciale e strategica il vecchio tratturo preistorico, divenuto vera e propria strada pedemontana (la futura Popilia, poi Tabellara), che, costeggiando i monti sarnesi, dal territorio nocerino porta a quello nolano. Sono gli Etruschi a coniare il nome Sarno, che etimologicamente significherebbe "il fiume dalle molti sorgenti". Il fiume e il popolo dei Sarrhastes, che abita lungo le sue rive, sono citati frequentemente da molti autori antichi. Tra i maggiori ricordiamo: Conone, Strabone, Virgilio, Silio Italico, Lucano, Stazio e Servio. Una stipe votiva, scoperta in località Foce e risalente al IV sec. a.C. testimonia il culto delle "sacre sorgenti". Questo culto delle acque si coagula nella divinizzazione del Sarno quale benefica deità fluviale. Numerose rappresentazioni pittoriche parietali, rinvenute durante gli scavi a Pompei, raffigurano il dio sempre con l'attributo della verde canna sacra. Sempre in località Foce si sono rinvenuti i resti di un teatro ellenistico-romano. L'impianto originario si fa datare alla seconda metà del II sec. a.C., ciò indurrebbe ad ipotizzare, nelle vicinanze, la presenza di un vicus, da identificarsi con il toponimo "ad Teglanum" riportato dalla Tabula Peutingeriana.

Tra i monumenti d'epoca romana più significativi, che insistono sul territorio sarnese, sono da annoverare i resti dell’acquedotto di età giulio-claudia, che, con un tracciato di oltre 100 Km, portava l'acqua dalle sorgenti del Serino a Miseno, sede della flotta imperiale romana. Imponenti avanzi di questo acquedotto si osservano nella località denominata appunto Mura d'Arce. Il fiume per tutto l’Alto Medioevo è chiamato dallo storico Procopio di Cesarea con il nuovo nome di Draconteo. Intanto, sull'asse viario, ricalcante in parte l'antica via Popilia, si insediano i primi nuclei di stirpe longobarda. E' il longobardo principe di Benevento, Arechi II, nel quadro del rafforzamento per la valle delle difese militari contro le frequenti incursioni bizantine del Ducato di Napoli, a procedere intorno agli anni 758-786 d.C. alla costruzione del castello di Sarno sulla cima del Saro, detto "parvulum castrum" nelle carte del tempo. Nella zona sottostante, detta poi di Terravecchia, sorge il primo nucleo abitativo della Sarno attuale. Sempre al tempo Longobardo risale la diffusione del culto di San Michele Arcangelo, che diviene il patrono celeste della città e a cui successivamente sarà dedicata la cattedrale sorta in Episcopio. Nell'anno 970 Gisulfo I, principe di Salerno, eleva il gastaldato di Sarno al rango di contea e la dona a Indulfo di sangue reale longobardo, che diventa così il primo dei 43 feudatari, che avranno la signoria sulla città per oltre novecento anni. Illustri membri di famiglie reali, quali la casa d'Angiò, nonchè di famose e potenti famiglie nobili italiane, quali i d'Aquino, gli Orsini, i Sanseverino, i Colonna, i Barberini, si fregeranno, nel corso dei secoli, del titolo di conte e signore di Sarno. Con l'avvento degli ultimi feudatari, i Medici (1690-1806), la contea sarà elevata a ducato. Con bolla datata l'anno del Signore 1066, l'arcivescovo di Salerno, Alfano I, istituisce la diocesi di Sarno e ne delimita i confini. Primo vescovo viene nominato Riso. Intorno alla cattedrale comincia ad enuclearsi nel frattempo la frazione di Episcopio, che deriva il nome appunto dalla sede vescovile. Con il ricchissimo conte di origine amalfitana nonché Grande Ammiraglio del regno, Francesco Coppola (1485-1487), il castello di Sarno rivive i fasti della grande Sarno del tempo longobardo. Ma è il canto del cigno. Il Coppola, promotore di una congiura contro il proprio re, passata alla storia come congiura dei Baroni, viene arrestato e poi decapitato.

Il castello di Sarno saccheggiato e dirottato. Nuova sede comitale diviene d'ora in avanti il maestoso Palazzo Baronale, detto anche Domus Imperialis (ora Palazzo Napoli), sito a Mercato (piazza Garibaldi). Mariano Abignente, (1471-1521) appartenente al Sedile dei Nobili, è uno dei tredici campioni italiani, che nel 1503, alla famosa Disfida di Barletta, si battono cavallerescamente, riportando l'onore delle armi, contro altrettanti cavalieri francesi. Verso la fine del cinquecento il conte Maurizio Tuttavilla costruisce un canale idrico dalle sorgenti di Foce al mare, detto "Fosso del Conte", per alimentare i mulini di sua proprietà nel casale di Torre (Annunziata).

L'età contemporanea vede Sarno, per la ricchezza d'acqua, divenire un'importante polo industriale canapiero. In quest'epoca di feconda operosità, la città riceve l'appellativo di Manchester del sud. Tessitori specializzati arrivano da tutta Europa, stabilendosi poi definitivamente con le loro famiglie. Sono l'inglese Turner, l'irlandese Strangman, lo svizzero Buchy, il francese Franchomme. La fiorente industria riceve un nuovo impulso quando, nel 1856, giunge la ferrovia a Sarno. Sempre intorno al 1850, a sud-est verso i confini nocerini, si ha la nascita del grosso insediamento agricolo di Lavorate, contrazione del toponimo Terre Lavorate. E' l'ultima frazione cittadina a nascere. Nel 1904, infine viene inaugurata la nuova ferrovia Circumvesuviana, che collega direttamente Sarno con Napoli e con i comuni Vesuviani. Nell'ultimo dopoguerra, dopo la grave crisi dei canapifici, sorgono numerose le industrie conserviere, che esaltano la vocazione agricola del territorio sarnese.

Pomodoro San Marzano DOP

Il pomodoro San Marzano è conosciuto ed apprezzato in tutto il mondo per le sue caratteristiche, che vengono esaltate dalla trasformazione in "pelato". La presenza di una serie di fattori concomitanti quali: il clima mediterraneo e il suolo estremamente fertile e di ottima struttura, l'abilità e l'esperienza acquisita dagli agricoltori dell'area di produzione nel corso dei decenni, ha contribuito al suo successo nel mondo, coronato nel 1996 dal riconoscimento dell'Unione Europea come D.O.P.

Le caratteristiche intrinseche che hanno esaltato il prodotto, favorendone così la sua conoscenza e il suo consumo sono: sapore tipicamente agrodolce, forma allungata della bacca con depressioni longitudinali parallele, colore rosso vivo, scarsa presenza di semi e di fibre placentari, buccia di colore rosso vivo e di facile pelabilità. Queste, insieme alle caratteristiche chimico-fisiche, lo rendono inconfondibile, sia allo stato fresco che trasformato.

La denominazione di origine protetta designa esclusivamente il prodotto "pelato" (alla UE è in istruttoria la proposta del Consorzio di tutela di ammettere nel disciplinare, oltre al "pelato intero" anche la tipologia "pelato a filetti"), proveniente dalla lavorazione dei frutti appartenenti all'ecotipo San Marzano e a linee migliorate di esso. Il prodotto immesso al consumo deve presentare caratteristiche tecnologiche ben precise: colore rosso uniforme con rapporto colorimetrico a/b non inferiore a 2,2; forma allungata e parallelepipeda, con lunghezza da 60 a 80 millimetri; assenza di sapori e odori estranei; peso dello sgocciolato non inferiore al 65% del peso netto; residuo rifrattometrico non inferiore al 4%; pH tra 4,2 e 4,5. E' consentita l'aggiunta di sale (max 3% del p.n.), foglie di basilico, succo di pomodoro semiconcentrato (ma esclusivamente di San Marzano).

La tecnica colturale del prodotto fresco prevede l'allevamento di tipo verticale delle piante con l'uso di sostegni, rispettando così la tradizione secolare, anche se, per l'elevato numero di ore di manodopera richieste, tale tecnica incide fortemente sui costi di produzione.

Il pomodoro, come è noto è originario dell'America Centrale. In Europa è giunto nel '600, innizialmente nella sola Spagna, dove gli fu dato un mero valore ornamentale. Il valore alimentare di questa coltura fu scoperto solo successivamente, secondo alcuni non prima del XVIII secolo, quando venne diffuso nei diversi paesi del Mediterraneo.

Secondo alcune testimonianze della tradizione orale si dice che ilprimo seme di pomodoro sia giunto in Italia intorno al 1770, come dono del Regno del Perù al Regno di Napoli e che sarebbe stato piantato proprio nella zona che corrisponde al comune di San Marzano. Da ciò quindi deriverebbe l'origine di questo famoso pomodoro, che nel tempo, con varie azioni di selezioni, ha acquisito le caratteristiche dell'ecotipo attuale. Secondo altre testimonianze però, solo nel 1902 si ha la prova certa della presenza, tra Nocera, San Marzano e Sarno, del famoso ecotipo.

Delizia dei buongustai, profumo delle domeniche e delle feste comandate e scandite dal rosso sugo che copriva il bianco della pasta di Gragnano e di Torre Annunziata, il San Marzano assunse grande apprezzamento dal punto di vista gastronomico verso l'inizio del '900, quando sorsero le prime industrie di conservazione, ad opera di Francesco Cirio, che producevano il famoso "pelato" da salsa.

In un recente passato il San Marzano era detto anche "oro rosso" per il valore economico che era riuscito ad assumere per gli agricoltori dell'agro sarnese-nocerino.

Negli anni Ottanta la coltura ha subito una drastica riduzione, sia in termini di superfici che di produzione, per motivi fitosanitari ma anche economici (con riferimento soprattutto all'onerosa tecnica colturale), ma l'azione di recupero, di conservazione delle linee genetiche e di miglioramento avviata dalla Regione Campania e oggi consolidata dal Consorzio di tutela, ne ha consentito la salvaguardia e il suo rilancio su base internazionale.

Infatti, il pomodoro San Marzano DOP sta assistendo ad una nuova stagione di rinascita e oggi viene richiesto non solo in Europa e in America, ma anche in altri continenti, dove va espandendosi grazie anche al crescente successo della "dieta mediterranea".

Presidio Slow food

Entrare in un campo di “pomodori maturi” è un’esperienza unica, indimenticabile. Si resta come tramortiti dagli aromi che salgono dalla terra: profumo di erba appena tagliata e di spezie che questo pomodoro sprigiona anche quando è ancora verde. Questi aromi, anche se meno intensi, si avvertono ancora nel prodotto inscatolato. Profumi antichi che riportano ai tempi in cui le insalate profumavano di pomodoro e di sale e non erano strani oggetti inodori ed insapori. Il territorio fertilissimo a vocazione orticola che si trova principalmente intorno a Napoli e nello Agro Sarnese Noverino in provincia di Salerno, fino a venti anni addietro era coltivato quasi esclusivamente a “San Marzano”, pomodoro delicatissimo dalla buccia sottile, che mantiene a lungo il suo sapore anche con la conservazione, ma che va maneggiato con cura.

A causa della diffusione di alcune malattie e per la scarsa competitività in termini di costi di coltivazione, si diffusero ibridi commerciali più produttivi e resistenti alle malattie, ma sopratutto idonei alla trasformazione meccanica, ma con caratteristiche qualitative e organolettiche nettamente inferiori. A causa di tutto ciò il San Marzano autoctono ha rischiato la estinzione. Gli Antichi Pomodori di Napoli, si coltivano come la vite e si raccolgono in modo scalare: sette, otto volte ed anche di più partendo da fine luglio a settembre inoltrato, soltanto quando è ben maturo e quando cala il sole. Appena raccolto và lavato e sistemato nei barattoli che vanno cotti per 13 minuti, senza aggiungere alcun additivo e nessun conservante. Si manterrà benissimo per almeno un anno. Le aziende invece pelano i pomodori. Ma è nel piatto che queste antiche varietà di pomodoro rivelano tutta la loro personalità. Il sugo ottenuto con questi pomodori resta letteralmente attaccato alla pasta e non trasmette acidità. Questa varietà è l’ingrediente principale della autentica pizza napoletana (Margherita) e del ragù.

Vendita a km zero

Dal mese di Gennaio 2007 la DANIcoop ha aperto al suo interno un punto vendita, all'ingrosso e al dettaglio, dove viene applicata in pieno la c.d. "vendita a Km zero", cioè i prezzi sono di poco superiori a quelli di origine visto che i prodotti sono conferiti direttamente dai soci produttori, evitando in tal modo quei numerosi passaggi intermedi che fanno incrementare vertiginosamente il prezzo finale dei prodotti ortofrutticoli.
Tra i prodotti principali presenti all'interno del punto vendita DANIcoop vanno annoverati:

  • vasto assortimento di ortaggi freschi;
  • vasto assortimento di frutta fresca;
  • vini DOC Gragnano e Lettere della penisola Sorrentina;
  • oli di alta qualità;
  • pasta Setaro;
  • vasto assortimento di prodotti a marchio DANIcoop quali: pomodori pelati, pomodorini, passata di pomodoro esoprattutto il nostro pomodoro San Marzano DOP.


I prodotti col nostro marchio sono una garanzia visto che la DANIcoop segue minuziosamente tutto il processo produttivo del pomodoro, fornisce le piantine ai soci produttori e presta assistenza tecnica agronomica durante il trapianto, la crescita delle piantine, fino alla raccolta del prodotto.

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